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martedì 26 maggio 2015

Salvarsi dal marketing degli alti ISO. Ovvero come vivere felici con la nostra vecchia fotocamera per molti anni

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Siamo ormai abituati alla veloce evoluzione tecnologica nel comparto fotografico e al consumo di informazioni sull’ultimo ritrovato uscito. La curiosità in effetti ci spinge a voler sapere subito ma nei fatti, salvo pochi fortunati, la gran parte di noi acquista fotocamere e obiettivi diversi mesi dopo la loro uscita, nel caso degli obiettivi anche anni (se non addirittura usati). I lettori del magazine sanno che amo fare delle recensioni tardive, che ritengo più utili per l’acquirente reale, spesso confrontando oggetti che si possono trovare ormai solo usati, o comunque accessibili al pubblico più vasto. Ad esempio questa recensione comparativa tra la fotocamera Canon EOS 1Ds Mark2 e la fotocamera Canon EOS 5d Mark2 oppure un confronto particolarmente critico tra EOS 7D ed EOS 30D soltanto per gli alti ISO. Difatti molte innovazioni tecnologiche sono troppo facilmente chiamate “rivoluzioni” quando tutt’al più si tratta di leggeri miglioramenti nel comparto tecnologico (per le fotocamere spesso si tratta di un processore migliore e un firmware aggiornato) .



C’è decisamente una componente spiccatamente psicologica e consumistica nel marketing aggressivo che ha caratterizzato l’ultimo decennio, dico l’ultimo decennio perché nel comparto reflex ad esempio si può dire che le innovazioni tecnologiche sostanziali sono state raggiunte già nel 2006/2007. La competizione è stata spietata e ha investito inizialmente la corsa ai megapixel. Per un lungo periodo, e ancora oggi, la fotocamera con più megapixel aveva un appeal da ultimo ritrovato tecnologico, capace di prestazioni superiori. Questa idea è dura a morire ma tutto sommato ormai anche il pubblico meno smaliziato si è stancato. Esistono cellulari con fotocamere da 40MP. L’idea che i molti megapixel siano sinonimo di qualità è finalmente scemata. Invito a leggere questo nostro articolo di un paio d’anni fa, le cose non sono cambiate di molto. Sappiamo quanto la Sony in congiunzione con Nikon abbia puntato sull’innovazione dei sensori, prima in risoluzione e infine in gamma dinamica, cui è seguito l’aggiornamento Canon con la EOS 5Ds capace di una risoluzione di ben 50 megapixel, benché ancora indietro quanto a gamma dinamica del sensore.

L’ultima frontiera poi è la miniaturizzazione degli apparecchi e la più grande innovazione è certamente quella delle fotocamere mirrorless, Fuji in testa a tutti. Le fotocamere mirrorless ormai hanno raggiunto livelli di qualità del sensore, per quanto riguarda risoluzione, alti ISO, gamma dinamica e output al pari se non superiore in taluni casi alle Reflex di fascia alta. Si legga un articolo come questo pubblicato da Ken Rockwell dove emerge bene che la Fuji X-Pro1 è al pari di mostri come la Nikon D800 o anche la D4.



Pur essendo la risoluzione un parametro che ha perso valore, resta ancora uno della “triade”, forse ormai il meno importante. Per triade intendo: RISOLUZIONE, ALTI ISO, GAMMA DINAMICA. Questi tre parametri ormai decidono il valore tecnologico di un sensore digitale, facendoci spesso dimenticare che attorno a un sensore c’è una fotocamera e che a questa si attaccano degli obbiettivi. É nota ormai la querelle che investe i punteggi assai bassi assegnati dal sito specializzato in analisi dei sensori digitali, DXOMARK, alle fotocamere della Canon. Tipicamente i sensori Canon restano parecchio indietro a causa di una più ristretta gamma dinamica, che non supera i 12 stop anche a bassi ISO, contro i circa 14 dei sensori Sony/Nikon. La gamma dinamica è un fattore importante certo, ma non indispensabile. Inoltre per le applicazioni più tipiche dove occorre ampia latitudine di posa nello scatto, ovvero il paesaggio, le fotocamere moderne danno la possibilità di attivare la modalità HDR (High Dynamic Range) per espandere la gamma dinamica anche oltre i 14 stop totali.

Una cosa che caratterizza i sensori Sony/Nikon è la grande possibilità di recupero nelle ombre. Questo aspetto ci conduce direttamente all’argomento chiave, ovvero: gli alti ISO sono davvero una innovazione tecnologica? Un po’ lo sono, ma è davvero poca cosa. Non certo la rivoluzione tecnologica che vorrebbero farci credere. In buona sostanza gran parte dei miglioramenti sono nell’ottimizzazione del segnale in concomitanza con l’aumento della risoluzione. Questo si traduce in un miglioramento da una generazione di fotocamere all’altra di circa 1/2 – 2/3 di stop in assoluto e 1-1,5 stop, se consideriamo anche il maggiore fattore di risoluzione, ovvero che ad esempio riducendo un file da 36MP (Nikon D800) a 12MP (Nikon D700) anche a parità di rumore digitale l’immagine della Nikon D800 apparirà più pulita, ovviamente.

Funzioni aggiuntive nel menu di Magic Lantern

La più grande limitazione affinché la nostra vecchia EOS 5D (la versione I) o Nikon D700 che sfornano ancora file meravigliosi di dignitosissimi 12 MP (per sapere se ce ne servono davvero di più, invito ancora a leggere questo articolo) riesca ad eguagliare le prestazioni degli alti ISO di fotocamere più moderne, ebbene non è tecnologica, bensì: COMMERCIALE! Canon (così come gli altri brand) si guarda bene dall’offrire un aggiornamento del firmware che potrebbe sbloccare il limite degli alti ISO che nella EOS 5D è ancora a ISO3200. Come superare questo limite?

Esiste un software open source gratuito che è ormai arrivato a livelli di affidabilità notevoli. Si chiama MAGIC LANTERN e va a sostituire il firmware della Canon. Purtroppo funziona solo con Canon. Per le fotocamere Nikon sta nascendo una community simile, si veda il sito https://nikonhacker.com/. Questo firmware alternativo ovviamente fa molto di più, introduce strumenti e ottimizzazioni notevoli soprattutto nel comparto video. Le fotocamere molto vecchie, come la EOS 5D in questione non sono pienamente supportate. In generale anche la gamma dinamica, almeno dell’output di file JPEG viene aumentata e la limitazione degli alti ISO può essere rimossa.

GAMMA DINAMICA AUMENTATA CON MAGIC LANTERN
< Capiamo quindi che i limiti degli ISO sono piuttosto una questione di software che non di hardware. Allora perché non intervenire direttamente noi sul file? La prima regola da seguire è come sempre scattare in RAW (sul perché, leggere questo articolo) che ci consente un maggior recupero nelle ombre e in generale dell’esposizione e un aumento della gamma dinamica rispetto a un JPG 8 bit. In buona sostanza, senza entrare nei dettagli, anche la fotocamera di ultima generazione usa una specie di trucchetto software quando impostiamo gli ISO altissimi, quelli che prima erano chiamati ISO espansi. Anche nella nostra fotocamera di più vecchia generazione quando attiviamo dal MENU gli ISO ESPANSI avremo valori come H1 o H2 che sono valori superiori al massimo considerato accettabile. Quindi se la fotocamera arriva a ISO 3200, H1 sarà ISO 6400. Quello che non sappiamo però è che non sono valori “reali” ma interpolati dal software. La stessa cosa che possiamo fare noi se agiamo in questo modo:

1) IMPOSTARE LA FOTOCAMERA SUL FORMATO RAW

3) ATTIVARE I VALORI ISO ESPANSI E SCEGLIERE IL VALORE MASSIMO

3) SCATTARE CON DIAFRAMMI A MASSIMA APERTURA E UN VALORE DI COMPENSAZIONE (SOTTOESPOSIZIONE) DI “–1” (ottenuto diminuendo i tempi di scatto alla metà, ed esempio da 1/15 a 1/30). Infatti l’unico motivo per cui siamo disposti a sacrificare la qualità di immagine sia alzando gli ISO nativamente sia sottoesponendo è perché siamo già al limite  e i tempi di scatto non sono accettabili.

Ricordiamo che i tempi di scatto al limite possono essere ancora tollerabili se è presente uno stabilizzatore nella fotocamera o nell’obbiettivo (leggere questo articolo). In caso di soggetti in movimento i tempi di scatto sicuri potrebbero comunque non bastare, anche se lo stabilizzatore è attivo, come nel caso della FOTOGRAFIA SPORTIVA. In generale la necessità di ISO molto alti si fa sentire per la fotografia a teatro o ai concerti.

4) APRIRE IL FILE RAW CON UN SOFTWARE EVOLUTO COME DPP (solo Canon), LIGHTROOM O PHOTOSHOP.
Qui possiamo intervenire semplicemente sul valore di esposizione generale e riportare l’immagine a valori di +1 (o +10 se la scala è in centesimi). in alternativa, dato che molto spesso le immagini sottoesposte soffrono soprattutto nelle ombre che risultano molto chiuse, è sufficiente intervenire solo sulla porzione a sinistra dell’istogramma, ovvero possiamo recuperare solo i neri e le ombre (e quindi un po’ i mezzi toni), lasciando inalterate le luci e le alte luci (bianchi). Questo intervento è particolarmente felice con i sensori Nikon/Sony che permettono un grande recupero nelle ombre senza troppo rumore digitale.



Gli interventi possibili in camera oscura digitale sono diversi. Non sempre spostare il selettore dell’esposizione è la soluzione migliore. In generale tutti gli interventi sulla luminosità, tra l’altro su file già scattati a ISO molto alti, introducono una notevole quantità di rumore digitale. Molto meglio intervenire sulle curve (vedi questo articolo). O come nell’immagine sopra, aprendo Photoshop e lo strumento CURVE. Impostiamo il tipo di opacità su “LUMINOSITA’” in modo che l’intervento non vada ad alterare i colori dell’immagine ma soltanto la luminosità. Nell’immagine di esempio, il recupero interviene in modo graduale agendo soprattutto sui mezzitoni. Con le curve possiamo modificare la luminosità dell’immagine in modo più accurato, dato che ogni immagine è diversa dall’altra.

Anche una fotocamera vecchia come la EOS 30D può arrivare a ISO 6400 in questa maniera, come nell’immagine a seguire:



Come si nota in questa foto (e si spiega meglio in quest’articolo) non c’è una grande differenza nella qualità dell’immagine tra una EOS 30D spinta a ISO 6400 in postproduzione e il file nativamente ISO 6400 di una EOS 7D. La differenza c’è ma non è molta. Inoltre incide di più la maggiore risoluzione della EOS 7D (18MP) rispetto ai soli 8MP della EOS 30D. La reale differenza si ha con un sensore FULL FRAME anche di una “vecchia” EOS 5D Mark2 che essendo grande il doppio ha una densità di pixel molto minore e quindi un rapporto segnale/disturbo decisamente più favorevole.

Questo ci dice un’altra cosa: se ad esempio fare foto ai concerti o comunque usare gli alti ISO è una nostra priorità, piuttosto che rincorrere l’ultima fotocamera uscita nel segmento amatoriale, con sensore APS-c (Canon EOS 600D, 700D 60D, 70D, 7D, ecc), è una scelta assai più sensata l’acquisto di una fotocamera full frame anche usata, di più vecchia generazione. Con tutte le migliorie tecnologiche a livello di sensore e processore, un sensore più grande è semplicemente migliore, anche se di due generazioni precedenti. Con 500 eu oggi possiamo acquistare una EOS 5D primo tipo o una Nikon D700. Se possiamo accettarne le limitazioni (che sono tutte in altri comparti ma NON nella qualità di immagine), non c’è nessuna ragione per spendere il doppio su una fotocamera di ultima generazione che nemmeno raggiunge tale qualità, pure se con una risoluzione superiore. Soldi che possono essere spesi su un’ottica di qualità.

©2015 Marco Palladino - www.fotobiettivo.it  - all rights reserved

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martedì 19 maggio 2015

Istogramma ed esposizione: comprendere la mappa tonale e la gamma dinamica. Tutorial

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L’istogramma di un’immagine, sia in fase di ripresa (se si utilizza la simulazione di esposizione) che di visualizzazione, è uno degli strumenti di analisi dello scatto tra i più importanti. Un istogramma può dirvi se l'immagine è stata correttamente esposta, se l'illuminazione è dura o piatta, e ciò che si può fare sia in fase di scatto che successivamente in postproduzione. Le due fasi sono strettamente correlate.

Ogni pixel di un'immagine riproduce un colore che è il risultato di una combinazione dei colori primari, rosso, verde e blu (RGB). Ognuno di questi colori può avere un valore di luminosità da 0 a 255 per un'immagine digitale con profondità di 8-bit (tipicamente il jpeg è 8 bit, il formato Tiff è 16 bit, il formato RAW è 14 bit). Un istogramma RGB è la sovrapposizione dei tre canali attraverso i rispettivi valori di luminosità e si conta in intervalli di luce da 0 (puro nero) a 255 (puro bianco).

istogramma

martedì 17 settembre 2013

Corsi di Fotografia Fotobiettivo a Roma 2013

BANNER-CORSI

Ci siamo, il tanto atteso corso completo di fotografia reflex digitale dell'autunno 2013 è in partenza.

Il corso è unico nel suo genere infatti contiene al suo interno ben quattro workshop con tre uscite fotografiche, pratica di fotografia di ritratto con modella, fotografia di paesaggio in Abruzzo, workshop di sviluppo e fotoritocco, workshop di fotografia notturna.

giovedì 30 maggio 2013

Che bella questa foto…merito certamente di Photoshop. Postproduzione e ritocco.

di Marco Palladino

Che bella foto, chissà che interventi hai fatto in Photoshop? Volente o nolente qualsiasi fotografo si trova oggi a confrontarsi con domande del genere. Basti pensare alla foto vincitrice del World Press Photo Award 2013, la bella fotografia di Paul Hansen che tante reazioni ha suscitato, come è giusto che sia, la gran parte però rivolte al fotoritocco, secondo molti eccessivo, e ancora una volta tutti a scagliarsi contro il fotografo, reo secondo molti di aver calcato la mano per spettacolizzare una sua foto solo attraverso un uso quasi pittorico della luce e del colore, sicuramente ottenuto in maniera fasulla in postproduzione, secondo i molti detrattori.

C’è chi è arrivato ad ipotizzare che la luce sui volti, che arriva da sinistra, sia stata ricreata artificialmente dal fotografo in postproduzione, che fosse “impossibile” avere una simile luce. Senza nemmeno bisogno di ricordare che la luce rimbalza e che nulla di irreale appare in questa foto, mi chiedo perché ci sia tanta attenzione al fotoritocco e poca a ciò che la fotografia comunica e soprattutto racconta, trattandosi di immagine giornalistica. Quasi che il “teatro di posa” che è diventata la Palestina ormai faccia parte di una storia infinita, nell’immaginario collettivo, un fatto immutabile: “Toh guarda un’altra foto sui morti ammazzati in Palestina…mah, vediamo che postproduzione ha usato il fotografo…”



Questa la foto incriminata, che molti ormai conoscono


Alleggeriamo il tutto e parliamo di un contesto personale. Mi arrivano spesso domande da parte degli allievi circa la postproduzione dei miei scatti. Registro sempre tra chi inizia la sua avventura fotografica una convinzione che il passaggio in Photoshop sia ciò che dona a una foto la sua atmosfera e la sua intensità. A malincuore arrivano più domande in tal senso che non sulla visione del fotografo, o su ciò che lo ha portato a scegliere una determinata prospettiva, a mettere in risalto determinati elementi, o più semplicemente l’ora del giorno, la luce, ecc.

La postproduzione è un passaggio obbligato, si sa, ma appare agli occhi dei più la scorciatoia, quasi il “trucco di magia” con cui anche un fotografo mediocre può creare quasi dal nulla immagini spettacolari. Che ciò avvenga è risaputo, ma le foto mediocri appaiono spettacolari solo a chi non s’intende di fotografia , anche se ne consuma molta, il che oggi significa una moltitudine di persone. Anche in ambito di fotogiornalismo, si sa, la spinosa questione del fotoritocco fa passare notti insonni alle giurie più prestigiose. Tuttavia ritengo che chi, come nell’esempio della foto di Hansen, spara bordate contro la scelta di postproduzione sia decisamente in malafede. Possiamo ragionare tutt’al più sulla necessità di “finalizzare” (mi piace il termine inglese “tuning” che rende bene l’idea, lo utilizzerò in questo post), dare quel tocco finale a un’immagine, ma in il rischio è che oggi il fotografo “deve” esagerare per farsi notare. Mi chiedo se i fotografi non siano piuttosto vittime, tra l’altro sempre pronti ad aizzarsi l’uno contro l’altro.

Torniamo al ragionamento. Il fotoritocco come alternativa al saper fotografare, in un certo senso è questo che emerge. Non a caso nel fotogiornalismo, anche per tradizione, c’è una scuola di pensiero che sostiene le immagini grezze, dure e dirette e non solo pochissimo elaborate, anche pochissimo “pensate”. Di contro fotografi che hanno fatto della loro firma stilistica particolarmente evidente, spesso ottenuta in camera oscura (tradizionale), un segno di distinzione. In un certo senso la replicabilità del processo digitale ha fatto perdere valore a questo aspetto. I “trucchi” di camera oscura erano tratti distintivi di un fotografo, oggi un plug-in di Photoshop o altri software possono replicare “esattamente” un processo di sviluppo digitale utilizzato da un determinato autore, facendogli così perdere unicità. Chi non ha sentito parlare dell’effetto “Dave Hill” o dell’effetto “Dragan”? Basta cercare su youtube e i tutorial si sprecano.

Se una cosa è replicabile, si sa, non è più arte. Eppure ai posteri il “tocco” tipico delle immagini di questi anni apparirà come una moda. Personalmente vedo nella bella foto di Hansen il tipico “tuning” di questi anni, mi chiedo anche se non ne sia artefice qualcun altro, uno studio, un grafico di redazione. Anzi oggi che siamo tutti free-lance, più che di redazione, un grafico di qualche studio a pagamento. A pensarci bene, questa foto (come altre) è praticamente monocromatica, è un bianco e nero che però non vuol esserlo, con una nota di colore che di per sé suscita delle emozioni (generalmente un viraggio o verso tinte seppia o verso il blu, tipicamente da bilanciamento del bianco o da filtro) ma senza la distrazione indotta dai colori (ad esempio il blu elettrico della tuta indossata dall’uomo a destra).

Possiamo gridare allo scandalo o alla mistificazione? Il colore della tuta è fondamentale per la comprensione della storia narrata dalla foto? Ci muoviamo allora in un ambito dove le scelte non sono più dettate dal “giusto o sbagliato” ma anche e soprattutto dalle intenzioni dell’autore, nella migliore delle ipotesi, o più probabilmente di una redazione. Sono convinto che molti miei colleghi oggi si uniformino a un certo gusto per due ragioni di fondo: moda e opportunità. Non me la sento di dargli torto. Moda perché il gusto corrente predilige e quindi richiede immagini con questo tipo di tuning. Opportunità perché se non ti adegui è possibile che le tue foto siano penalizzate rispetto ad altre, e la concorrenza oggi si sa è spietata, perché il photoeditor di turno (sempre che ce ne sia uno nelle redazioni) a sua volta è condizionato dal gusto corrente. A meno che tu non sia un mostro sacro della fotografia che fa scelte totalmente autonome, uniformarsi alla moda è necessario.

Forse, in conclusione, se il fotoritocco in un certo senso si standardizza, la cosa non è poi così da temere. Magari in questo modo sono le foto a parlare più che il tuning. Forse che in bianco e nero le foto erano/sono tutte uguali?

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Foto che ha suscitato curiosità negli allievi per la postproduzione che si supponeva molto elaborata

Personalmente, negli anni sto tornando sempre più verso il bianco e nero, vero e proprio. Il colore mi disturba, talvolta è protagonista di un’immagine, come nelle note fotografie di Steve McCurry ma il più delle volte distrae. Sta al fotografo non introdurre colori invadenti nelle sue foto, ma oggettivamente, pensando alla foto di Hansen, avrebbe dovuto chiedere alle persone in lutto di indossare abiti meno colorati? Una riflessione sul colore non può certo ridursi a queste poche righe. Mi sento di aggiungere che ormai note di colore forti e nette sono un espediente per catturare l’attenzione di un gusto più di massa. Così facendo tuttavia si “distrae” l’osservatore e non lo si induce a percepire un’immagine nella sua essenza, di forma, spazio, luce.

Perché il rischio è questo, che se una foto appare ricca di intensità anche grafica, è opinione corrente che sicuramente la postproduzione l’ha resa tale. In un certo senso si rischia oggi che un bravo fotografo che ha scelto finemente momento, composizione, luce, ecc. sia ritenuto tutt’al più un bravo “fotoritoccatore”. Personalmente e per lavoro io devo dialogare anche con chi è inesperto di fotografia (e mi piace farlo) e devo tener conto di ciò che una foto suscita. Una forte dose di contrasto, che si sa regge bene solo su foto che sono perfette dal punto di vista di luce ed esposizione, può apparire come un fotoritocco elaborato e complicato, tale da far pensare: “bella…che cosa hai fatto in photoshop?”. Una sensazione che sarebbe bene non suscitare.

Potrà sembrare incredibile ma questa foto dentro photoshop non è nemmeno passata. Il lavoro c’è, tutto sul RAW, ma quel che è stato aggiustato finemente è il dosaggio di luminosità e di contrasti, niente è stato introdotto o alterato. La foto a colori da cui “partiva” (nel RAW i dati sul colore sono sempre presenti anche se abbiamo utilizzato un effetto monocromo nella fotocamera) è questa, un’immagine a colori sì ma, per meglio dire, l’immagine come era prima dell’ultimo intervento di passaggio al bianco e nero.

IMG_8791

La fotografia a colori lascia intravedere meglio come gli interventi correttivi siano avvenuti esclusivamente per un’ottimizzazione della luce, dove ricerco una curva tipicamente non digitale, con maggiore contrasto sui mezzitoni e compressione delle alteluci. Il digitale richiede una ottimizzazione di questo tipo perché registra la gamma tonale in maniera lineare, a differenza delle pellicole che hanno ciascuna una sua curva caratteristica.

Il colore qui è importante per trasmetterci l’atmosfera, la luce calda sul metallo, trattandosi di foto fatte all’alba, il contrasto cromatico tra questa e il blu dello sfondo o delle tute degli operai. Tutto questo non si perde interamente nel viraggio al bianco e nero, perché i contrasti cromatici si trasformano in contrasti di luce. Uno scatto di partenza con passaggi tonali puliti rende immagini in bianco e nero altrettanto nette. Direi che anzi il bianco e nero rende visibili maggiormente i passaggi di luce altrimenti camuffati dal colore (rivedere la foto in B&N).

Spero che da questa trattazione evidentemente parziale e solo abbozzata nasca una riflessione ulteriore, non ho la pretesa di possedere la verità su un argomento così controverso ma spero di aver fatto un po’ di luce partendo dalla mia personale esperienza di fotografo alle prese continuamente con dubbi amletici circa la post-produzione.

Può tornare utile leggere anche questi articoli che ho scritto sul medesimo argomento, partendo da spunti differenti.


FOTORITOCCO E POSTPRODUZIONE: DOVE E' IL LIMITE?

LA CURVA DI CONTRASTO CARATTERISTICA: PELLICOLA E DIGITALE

Tutti i post sul tema FOTORITOCCO  >>>
Buona discussione…
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giovedì 27 settembre 2012

PHOTOSHOP CS6 e prova delle nuove potenzialità di Camera Raw 7.0

di Marco Palladino

Sto provando da alcuni giorni la versione CS6 di Photoshop. Il motivo che mi ha convinto non è tanto legato alle nuove funzioni di Photoshop in sé, sicuramente utili miglioramenti (come ad esempio l’interfaccia per il ritaglio, notevolmente ampliata nelle funzionalità) quanto piuttosto l’ottimizzazione degli algoritmi di esportazione dei file RAW, di cui s’è detto molto, e le nuove funzioni di calibratura delle luci che il nuovo camera raw così come Lightroom 4 ha introdotto.
 
cs6-croptool

martedì 18 settembre 2012

Fotoritocco e post-produzione fotografica: dove è il limite tra semplice sviluppo e alterazione? Esiste la foto naturale?

di Marco Palladino

anteprima

Dall’avvento della fotografia digitale, si è aperta la possibilità di interventi massicci in fase di post-produzione, gli stessi che prima richiedevano operazioni più laboriose in camera oscura. La cosiddetta post-produzione non è altro che ciò che veniva comunemente chiamato “sviluppo fotografico” con la pellicola, allorché la fase di elaborazione post-scatto non si limitava solo a “sviluppare” correttamente il film (o creativamente, si pensi ad es. al cross-processing), bensì anche a reinterpretare la foto fino alla fase di stampa.

giovedì 27 ottobre 2011

Canon DPP – Digital Photo Professional, per lo sviluppo del file RAW e per correzioni avanzate sul file, un software semplice, veloce e gratuito. Tutorial e guida per elaborare le fotografie. CAPITOLO 01: Copia, gestisci, esporta, elabora in batch più fotografie o un set di immagini usando DPP.

anteprima
Inauguriamo con questo articolo una serie di tutorial dedicata all’utilizzo di Canon Digital Photo Professional, per lo sviluppo ed esportazione del file RAW. Il software è presente nei dischi gratuiti forniti dalla Canon e deve essere aggiornato dal sito della Canon al seguente indirizzo: Software per Eos 600D

Digital Photo Professional, giunto ormai all’edizione DPP 3.10.2, dopo tanti anni di sviluppo in parallelo all’uscita delle nuove fotocamere, è un software molto importante che la Canon aggiunge gratuitamente nella scatola contenete la fotocamera e si può trovare nei 2-3 dischi ivi inclusi. Ci sono diversi software utili e gratuiti che permettono all’utente di intervenire tramite pc su diversi aspetti della fotografia, non da ultimo il controllo remoto della fotocamera, tuttavia il più importante è sicuramente Digital Photo Professional, detto anche Canon DPP.
Ignorato da molti, questo strumento facile e intuitivo in verità ci permette di sviluppare comodamente i nostri file RAW senza bisogno di acquistare altri software come Lightroom o Photoshop. Non ha la stessa ampiezza di intervento di questi ultimi ma è comunque molto efficace per ottenere immagini perfettamente bilanciate. Inoltre per anni è stato un passaggio obbligato anche per molti fotografi professionisti perché ovviamente essendo sviluppato dalla Canon stessa era il software migliore per interpretare e tradurre in formato di immagine (Jpeg, Tiff, ecc.) gli algoritmi di codifica del file RAW che sono caratteristici di ciascun brand, anzi sono addirittura diversi per ciascuna fotocamera. Ad esempio una eos 60D non usa lo stesso file della eos 50D o della eos 600D, e così via, anche se presentano tutti l’estensione con cui la Canon contraddistingue il file RAW: .CR2. Ecco perché ad ogni uscita di una nuova fotocamera si accompagna, da parte della Canon, l’aggiornamento del proprio software DPP, diversamente non si riuscirebbe nemmeno ad aprire i file RAW della nostra fotocamera.
Anche i software della Adobe come Lightroom o il plug-in Camera RAW di Photoshop devono essere aggiornati all’ultima versione se vogliamo essere sicuri di avere compatibilità con i file sfornati dalla nostra fotocamera. Per quanto riguarda Canon DPP è importante conservare o archiviare sempre il software originale che troviamo nel dischetto, anche se questo è superato. Infatti dopo aver istallato una prima volta il software del dischetto, potremo scaricare e aggiornare Digital Photo Professional direttamente dal sito della Canon. Se non abbiamo il disco originale o una sua copia, l’aggiornamento non si istallerà nel nostro computer.
Ma passiamo subito a una prima visione di questo software. La prima cosa che salta all’occhio è la facilità dell’interfaccia che tramite l’albero a discesa a sinistra, identico a quello del sistema operativo su cui è istallato, ci permette di navigare velocemente nelle cartelle delle nostre immagini. Inoltre possiamo usare DPP anche per copiare il file RAW direttamente dalla memory card dentro una cartella che abbiamo precedentemente creato. Dobbiamo creare la cartella precedentemente perché DPP non ha questa funzione, ma è una limitazione facilmente ovviabile (quando si sceglie “copia in altra cartella” si può creare la cartella), mentre cliccando col tasto destro (in Windows) accediamo alle normali funzioni del browser come copia, taglia, ecc. Osservare che alcune di queste funzioni sono accessibili anche dai pulsanti in alto.
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Possiamo copiare l’intera cartella solitamente chiamata dalla fotocamera 100EOS + il nome della fotocamera, oppure dentro questa cartella selezionare le immagini che ci interessa copiare, così come faremmo nel browser del nostro computer e poi copiarle nella cartella precedentemente creata. In verità potremmo addirittura sviluppare i file direttamente dalla memory card. Infatti ricordate che il file raw a differenza del Jpeg non viene mai modificato, quale che sia il software utilizzato questo semplicemente registra i parametri di sviluppo in un file di sistema dentro la stessa cartella e li applica quando effettua la conversione. Se cancelliamo questo file oppure apriamo il Raw con un altro software, le modifiche applicate non ci saranno più.
Se non si usano dei plug-in specifici, il browser di Windows non è in grado di farci vedere un’anteprima dei file RAW quindi anche solo per navigare tra i file RAW e gestirli questo software è uno strumento veloce e molto intuitivo, le anteprime delle immagini sono eccellenti, con un riassunto dei dati di scatto e con la possibilità di modificare la grandezza delle miniature, basta andare nella scheda “Visualizza” o “View” se si usa l’edizione in lingua inglese e scegliere tra i tre formati disponibili. In ogni caso sarà poi possibile selezionare più immagini ed elaborarle contemporaneamente, o semplicemente gestire. Questo  è uno dei grandi vantaggi di questo software: la facilità con cui si può operare su più immagini contemporaneamente.
anteprimaminiature
Una delle prime cose che possiamo fare è ad esempio confrontare due file, due immagini della stessa posa, laddove abbiamo utilizzato diversi parametri di scatto e vogliamo verificare quale immagine sia migliore, ad esempio verificando la messa a fuoco oppure il micro-mosso in caso di tempi al limite di reciproco focale. Con Digital Photo Professional è possibile aprire due o più immagini dentro una nuova scheda e metterle una accanto all’altra per confrontarle.
Basta cliccare due volte sulla miniatura o cliccare “apri”. Facciamo lo stesso con la seconda immagine e spostiamo le finestre l’una accanto all’altra. Se abbiamo attivato la scheda INFO o la scheda TOOL PALETTE (o TAVOLOZZA STRUMENTI) questa leggerà automaticamente i dati dell’ultimo file su cui abbiamo cliccato. Se invece ne selezioniamo più di uno ovviamente la tavolozza strumenti presenterà solo le informazioni comuni a questi file. In questo modo tra l’altro possiamo modificare le impostazioni di più file contemporaneamente. Ma ne parleremo dettagliatamente più avanti.
Confrontare due immagini è davvero molto utile e spesso nei software anche molto evoluti non è di così facile attuazione. Con DPP è davvero facilissimo. Una volta messe una accanto all’altra le finestre, se vogliamo ad esempio verificare la nitidezza di un immagine, per messa a fuoco o profondità di campo, basta cliccare due volte sull’immagine e questa si ingrandirà al 100% oppure tasto destro e poi scegliere ingrandimento 100% (è possibile anche scegliere il 200%, ma per verificare la bontà di un’immagine occorre aprirla alla risoluzione nativa).
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Possiamo quindi usare DPP per una selezione degli scatti migliori o in generale quelli che ci interessa aggiungere a una serie o galleria e copiarli così in una nuova cartella. Qui possiamo finalmente operare per sviluppare i nostri RAW. Notare che ogni volta che si interviene su un’immagine, si dovrà salvare le modifiche. La voce FILE/SALVA infatti non trasforma il file in una immagine né tantomeno modifica il file RAW, semplicemente il software memorizza le nostre modifiche e appende un file nascosto al nostro RAW. Quando lo apriremo di nuovo in DPP ritroveremo le modifiche. Se abbiamo modificato il file dentro la scheda di memoria, i file nascosti saranno presenti qui, ma se abbiamo copiato i file dentro una nuova cartella dopo averli salvati, le modifiche saranno anch’esse salvate con i RAW. Se navighiamo via e andiamo in una nuova cartella (magari quella dove abbiamo copiato la nostra selezione di scatti migliori) e non abbiamo salvato le eventuali modifiche, apparirà un’avvertenza in cui ci si chiede se vogliamo salvare appunto le modifiche per uno, tutti o nessuno dei file elaborati. Se abbiamo soltanto navigato e copiato le immagini, non sarà necessario salvare alcuna modifica.
Lo strumento principale per intervenire sui file una volta selezionati gli scatti che ci interessano è la Tavolozza Strumenti. Questa si apre automaticamente quando clicchiamo due volte su un’anteprima, tuttavia se operiamo su più finestre o addirittura se abbiamo selezionato più anteprime perché vogliamo intervenire su più foto contemporaneamente, la possiamo far comparire cliccando col tasto destro su una qualsiasi di queste e poi scegliendo appunto Tavolozza Strumenti. Tra le impostazioni che sicuramente dobbiamo modificare in batch, ovvero sull’intero set di fotografia, c’è il BILANCIAMENTO DEL BIANCO e PICTURE STYLE. Soprattutto il picture style deve essere coerente tra diverse immagini appartenenti alla stessa serie.
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Il grande vantaggio di questo software è tra l’altro, soprattutto per un neofita, che simula e replica tutte le impostazioni che abbiamo dato alla nostra fotocamera. Possiamo modificare questo aspetto, dalla voce “strumenti/impostazioni”, e decidere ad esempio che DPP ignori alcune o tutte le impostazioni date alla fotocamera (ad esempio picture style “monocromo”) o, ancora più importante, le correzioni sia di rumore digitale sia di aberrazioni delle ottiche.
La tavolozza degli strumenti presenta tre schede: RAW – RGB - NR/LENS ALO. La scheda RGB effettua un vero e proprio fotoritocco che avviene sul file di immagine (virtuale se si apre un RAW) quindi come farebbe un qualsiasi software di photo-editing su un Jpeg o Tiff. Sconsiglio vivamente di utilizzare questa scheda perché l’elaborazione che esegue è alquanto rozza e approssimativa. Inoltre ricordatevi di modificare i file da questa scheda solo DOPO aver fatto interventi nella scheda RAW.
E’ utilissima invece la scheda NR/Lens che ci permette di correggere rumore del sensore e difetti delle ottiche in maniera molto facile, un altro dei vantaggi di elaborare il RAW da soli. Le fotocamere Canon infatti, a differenza delle NIkon, non correggono automaticamente alcune tipiche aberrazioni ottiche come il purple fringe, le aberrazioni cromatiche ai bordi che molti non notano perché non sono soliti guardare le immagini a piena risoluzione.
esportauna
Tutti questi aspetti verranno trattati nei prossimi tutorial dedicati a questo software, intanto vediamo come salvare le nostre immagini dopo aver scelto delle impostazioni a un set di foto, magari scegliendo lo stile “monocromo” per creare una serie di bianco e neri. O dopo aver ritagliato le foto (strumento ritaglia, nel prossimo tutorial) e aggiustato la curva e il bilanciamento del bianco su tutto il set. Se infatti lavoriamo una sola fotografia, possiamo esportarla come file di immagine cliccando nella voce “file” e poi “Converti e salva”. Ricordiamo infatti che la voce “salva” semplicemente registra le modifiche effettuate al nostro file RAW senza creare alcuna immagine, ancora. Per ottenere un’immagine dobbiamo appunto convertire il formato RAW in un formato di immagine (Jpg, Tiff, ecc.).
A questo punto ci si apre un’interfaccia importantissima, perché possiamo procedere a diverse cose:
1) ridimensionare l’immagine; 2) comprimere l’immagine (Image quality), in caso si scelga il Jpeg; 3) scegliere la risoluzione, in DPI, adatta al tipo di pubblicazione che vogliamo effettuare, ad esempio sul web basteranno 72-96 DPI. Di default il software ci propone una risoluzione tipica per un’immagine a stampa di qualità, quindi 350 DPI. Se vogliamo ridimensionare l’immagine dobbiamo spuntare la voce in basso e scrivere manualmente la dimensione in pixel (o cm se preferite, ma è sempre meglio ragionare in pixel quando si ridimensionano le immagini). Basterà mettere la grandezza del lato maggiore.
esportaunainterfaccia
Se invece vogliamo esportare tutto il set di fotografie che abbiamo sviluppato, questa funzione non va bene e dobbiamo necessariamente chiudere la finestra o comunque accedere agli strumenti generali cliccando sulla voce FILE nell’interfaccia principale del software. La selezione dei file che intendiamo esportare deve essere fatta prima. Come abbiamo visto, è facile selezionare più file con questo software, si procede come faremmo con il browser del nostro sistema operativo, quindi con Ctrl + click per ciascuna immagine, oppure Shift e poi dalla prima all’ultima, ecc. A questo punto se clicchiamo su FILE possiamo accedere a uno strumento importantissimo:

“ELABORAZIONE BATCH” (BATCH PROCESS) che effettua operazioni simili a quelle viste sopra per il singolo file però su un intero set di immagini. In aggiunta a queste c’è ovviamente la possibilità di rinominare tutti i file, ad esempio “foto delle vacanze”, che così avranno il nome “foto delle vacanze 001.jpg”, “foto delle vacanze 002.jpg” e così via.

esportabatch
Ovviamente possiamo anche decidere di creare dei formati di file non compressi e senza perdita di dettaglio, magari un Tiff 16 bit da manipolare con un altro software di photo-editing come Photoshop. Ricordiamo che il RAW è un file a 14 bit (12 bit le fotocamere più vecchie), il Jpeg un file a 8 bit, l’unico modo di mantenere tutte le informazioni presenti nel RAW in un formato di immagine è quello di usare un contenitore più grande (16 bit). A 8 bit, pur scegliendo un Jpeg a piena risoluzione e non compresso, avremo comunque una perdita di dettaglio, come spiegato in questo tutorial >>>.
In verità è possibile esportare al volo un file direttamente dalla voce “STRUMENTI”  e poi scegliendo “ESPORTA IN PHOTOSHOP” tuttavia con lo strumento batch possiamo creare un set di immagini sviluppate coerentemente, su cui intervenire successivamente tramite Photoshop con strumenti più mirati, oppure averle già pronte per la stampa o per il web. Essendo il .CR2 elaborato dalla Canon stessa, è ovvio che con questo sistema otterremo il massimo dalle nostre immagini senza rischiare alterazioni dovute a una conversione non effettuata correttamente.
Nei prossimi tutorial vedremo più nel dettaglio come intervenire con le correzioni specifiche sui singoli file RAW.
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venerdì 30 settembre 2011

Adobe rilascia gli ultimi aggiornamenti di Camera Raw 6.5 e Lightroom 3.5, disponibili al download


Adobe ha rilasciato Photoshop Lightroom 3.5 e Camera Raw 6.5. Queste sono le versioni finali degli aggiornamenti che sono stati originariamente pubblicati come 'RC' (release candidate) sul sito Adobe Labs, e sono disponibili per il download immediato. Le ultime versioni forniscono il supporto di conversione RAW per 15 nuove fotocamere, tra cui: Olympus E-P3, E-PL3 e E-PM1, Panasonic G3 e GF3, Pentax Q e Sony NEX-C3, NEX-5N, SLT-A35, SLT-SLT-A65 e A77. Anche una serie di dorsi digitali (medio formato) della Leaf e della Phase One sono ora supportati.


Le seguenti fotocamere sono supportate da quest'ultima release:

•Fuji FinePix F600EXR
•Hasselblad H4D-60
•Leaf Aptus II 12
•Leaf Aptus II 12R
•Nikon Coolpix P7100
•Olympus E-P3
•Olympus E-PL3
•Olympus E-PM1
•Panasonic DMC-FZ150
•Panasonic DMC-G3
•Panasonic DMC-GF3
•Pentax Q
•Phase One IQ140
•Phase One IQ160
•Phase One IQ180
•Phase One P40+
•Phase One P65+
•Ricoh GXR MOUNT A12
•Sony Alpha NEX-C3
•Sony Alpha NEX-5N
•Sony SLT-A35
•Sony SLT-A65
•Sony SLT-A77

Clicca qui per scaricare Adobe Photoshop Lightroom v3.5 (Windows)

Clicca qui per scaricare Adobe Photoshop Lightroom v3.5 (Mac)

Clicca qui per scaricare Adobe Camera Raw v6.5 (Windows)

Clicca qui per scaricare Adobe Camera Raw v6.5 (Mac)

giovedì 22 ottobre 2009

Ridimensionare immagini in Photoshop - TUTORIAL

di Marco Palladino

Questo facile tutorial affronta una funzione di gestione delle immagini apparentemente banale ma che invece presenta diversi aspetti da chiarire. Ridimensionare un'immagine è un procedimento veloce, che si può impostare facilmente sia in batch sia nelle azioni automatiche di Photoshop (uno strumento potente per elaborare set di immagini o per eseguire più operazioni con un solo click).
Innanzitutto ci può servire di ridimensionare delle immagini, prima ancora che per inviarle o pubblicarle sul web, anche solo per creare archivi portatili (es. su pennette USB o hard disk portatili) o anche nel caso si posseggano due computer e, ad esempio, si voglia avere un archivio parallelo di immagini sul laptop (solitamente avente meno spazio e comunque un monitor ridotto rispetto al PC domestico).   
 
E' bene chiarire una cosa: se pure abbiamo un monitor da 24 pollici, la massima risoluzione che ci consente in visualizzazione è 1600x1200 pixel, una dimensione ormai di gran lunga inferiore alla risoluzione di qualsiasi macchina fotografica economica. Quindi se non si deve intervenire con il fotoritocco immagini superiori alla risoluzione del monitor non offrono maggiore dettaglio (a prescindere dai DPI, pixel per cm) ma solo maggiore "pesantezza".
Mi capita spesso di ricevere allegati di locandine, immagini grafiche, anche foto ricordo, che non sono state ridimensionate o che comunque eccedono la capacità risolutiva del monitor...uno spreco assurdo di spazio che rende le mail pesanti e che sortisce l'effetto di cestinarli subito invece che salvarli a promemoria. E' quindi opportuno per chiunque gestisca immagini (quindi non solo fotografi) saper utilizzare almeno questo strumento.

In Photoshop l'interfaccia è facile e intuitiva, in IMMAGINI > DIMENSIONE IMMAGINE (n.b. la versione di ps che illustro con le immagini è in inglese):