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lunedì 18 maggio 2015

Storie #1/3 - La fine d'anno dei senzatetto di Roma


Superstiti, coloro che resistono ai margini. C'è una logica perversa che trasforma le persone semplicemente in emarginati. Non è una logica oggettiva, è una frattura psicologica e sociale che alcuni portano fino alla fine, alla loro fine. Difficile non essere retorici. Finisce l'anno e il numero dei senzatezzo nella capitale d'Italia cresce di migliaia di persone. Se non bastassero i numeri..

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Storie #1/1 - L’istante di Roberto (anonimo terremotato)

I disastri e le calamità che accompagnano la storia del nostro paese mettono a nudo le sue ataviche fragilità. Il terremoto che colpì la provincia dell'Aquila nel 2009 lasciò molte vittime e macerie non solo nel tessuto urbanistico, soprattutto in quello sociale. L'Aquila ancora oggi è una ferita aperta sull'incapacità dei governi di risanare la devastazione

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giovedì 27 settembre 2012

Homeless – Ritratti dalla strada

Ancora una foto a raccontare la sofferenza di chi ha perso tutto. Personalmente non trovo niente di romantico nelle scelte estreme che qualcuno crede si nascondano dietro stracci e disperazione, quasi sempre non sono scelte ma esiti nefasti dell’esistenza, la perdita di tutto, della dignità innanzitutto e dell’ umanità, l’umanità degli altri.

Gli homeless che ho incontrato finora non sono certo i giovani ribelli ritratti magnificamente da Kitra Kahana, consapevoli, ancorché fuggiaschi ed emarginati. Queste persone sono emarginate e basta, dei rovinati, dei destinati a una morte imminente, con la salute cagionevole vivono come cani randagi ai margini della società che li ha espulsi, ne sono le scorie sociali, ma non se ne vanno, restano esattamente laddove si sono smarriti, e continuano a trascinarsi dietro quegli oggetti inutili, il solo legame che resta con la vita passata..

Io non vedo niente di romantico, vedo solo grande sofferenza, come in questa foto:

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Another picture to tell the suffering of those who have lost everything. I don’t see anything romantic in these lives, these  extreme choices that are hiding behind rags and despair.

They almost always have no choices but simply undergo the adverse outcomes of their existences, the loss of everything, and above all the dignity and 'humanity, the humanity of others.

The homeless people I've met so far are not the young rebels magnificently portrayed  by Kitra Kahana, who are aware, who choose, allthough they live as refugees and remain marginalized in the society.

These people I met are just marginalized and nothing else, their life ruined, condamned to a precocious death, they live like stray dogs at the margins of the same society that expelled them, they are social waste, but do not go away and hang exactly there  where they got lost.

You see them hanging around and pulling those useless objects which are the only bond and legacy from their the past life … I do not see anything romantic, I see only great suffering, as in this photo.

lunedì 16 luglio 2012

Una foto, una storia: “La vita in uno sguardo” – The Story behind the Photo: “Retrospective from the Eyes”

La vita di questa donna, fuori di retorica, è descritta tutta in questo sguardo. Sono gli occhi di chi ha perso tutto, lavoro, casa, affetti e vive in una condizione che difficilmente si può raccontare senza soffermarsi sulle ingiustizie della società, sulla povertà e sul degrado cui si relegano le persone.

E’ una donna giovane ma il tempo la segna impietosamente, la sofferenza è scolpita nel volto e nel corpo, nella postura, nella mano stretta in un pugno rassegnato. Condizione esteriore ed interiore si fondono, si confondono, suo malgrado porta su di sé e ci trasmette come un’icona la rappresentazione vivente dell’ingiustizia sociale.